La conquista del Cervino

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03.05
16.00
TANQUE Festival sulla morte per viventi www.aostae2025.it

Organizzatore / Proponente

TANQUE Festival sulla morte per viventi

“Laissez moi ici. Allez vous en. Laissez moi ici”.

“Lasciatemi qui. Andate. Andate pure. Lasciatemi qui”. Il vecchio ora riposa e guarda.

E’ appoggiato alla roccia, le spalle si aggrappano alla pietra. Il vecchio è Jean Antoine Carrel. Dopo aver affrontato la tempesta durante la discesa, dopo aver sopportato il male che l’ha accompagnato su un sentiero seguito decine di volte, si arrende. 

“Lasciatemi qui”. “Je peux rester ici”. “Io posso stare qui”, pensa. E’ arrivato alla fine. Alla fine della discesa. E forse è arrivato anche alla fine della sua vita. Sente il freddo della montagna dietro. Sente lo sguardo alto del Cervino. Non si sente solo. Le sue mani sono gelate, il suo corpo è inerte. I compagni cercano di rianimarlo. Lo chiamano più volte.

“Antoine! Antoine! Antoine! “Lui guarda i compagni  e non risponde. E’ il momento del trapasso, dalla vita alla morte, dove inizia per noi autori del racconto   “La conquista del Cervino”, una delle più grandi sfide che la storia dell’alpinismo ricordi.  Jean Antoine Carrel, il bersagliere, la guida di Valtournenche, dopo aver combattuto sui campi di battaglia del Risorgimento italiano, una volta fatta l’Italia, si trova davanti all’ultima battaglia: la conquista della montagna più bella delle Alpi.  Il racconto ripercorre le tappe della sfida, le scalate e le sconfitte.. È un racconto corale, proprio come le storie risorgimentali o i grandi poemi epici. E così intorno a Carrel e Whymper si ricorda Aimé Gorret e Quintino Sella, il professor Tyndall e le vittime della prima discesa dalla vetta. La salita, la fatica, la morte, l’amicizia e la fratellanza. Tutto questo si vive nella ricerca della scalata alla Becca, nella rincorsa a quei 4.478 metri sopra il livello del mare, da dove «si sentono cantare gli angeli».