L’esordio di Marco Bellocchio, realizzato nel 1965, porta lo spettatore dentro una famiglia in cui affetto, dipendenza e desiderio di liberazione diventano difficili da separare. I pugni in tasca mette in scena un malessere che investe i legami più vicini e le regole con cui una comunità rappresenta se stessa. Lou Castel e Paola Pitagora sono fra gli interpreti; le musiche sono di Ennio Morricone. La casa e la provincia danno una forma concreta a tensioni che non trovano una via semplice per sciogliersi.
Bellocchio sceglie di avvicinare lo sguardo alle contraddizioni dei personaggi, lasciando emergere comportamenti e impulsi che disturbano l’idea rassicurante dell’unità familiare. La ribellione conserva qualcosa di ambiguo: il bisogno di cambiare può convivere con la violenza e con l’incapacità di immaginare rapporti diversi. È proprio questa zona irrisolta a rendere il film un’occasione di confronto, capace di coinvolgere anche chi incontra per la prima volta il suo cinema.
Nella rassegna L’Immagine allo specchio, la proiezione serale è introdotta da Alexine Dayné. Tornare all’opera prima di Bellocchio significa interrogare il linguaggio con cui il cinema italiano ha dato forma al conflitto fra individuo e istituzioni quotidiane. La forza della proposta risiede nella possibilità di sostare davanti a un’opera che non pacifica lo spettatore: lo invita a distinguere il desiderio di libertà dalle forme distruttive che può assumere, mantenendo aperta la discussione dopo la visione.
INGRESSO GRATUITO
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